VIDEOMIND “Afterparty”

10,00

VIDEOMIND “Afterparty”

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“Siamo figli e vittime della video-generation e dei tempi che viviamo” è la grande ammissione che tesse i fili di Afterparty. Open mind-Videomind ne è lo slogan che, oltre a riassumere le coordinate mentali e gli intenti del trio, ne palesa la transmedialità.
Il video come nemico e amico, l’immagine come forza e punto debole. Mondo reale e immagini virtuali creano personalità complesse che non possono sfuggire a se stesse ed alla contemporaneità.
Una dicotomia che si tramuta anche in dialogo fra analogico e digitale.

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Il pop è la vera provocazione. Basta con le nicchie urlanti che fanno finta di restare all’esterno della società.
Videomind è tutto fuorché un’ipocrisia.
Cos’è l’hip hop se non una matrice-prodotto del clubbing?
Così il trio decide di tracciare la storia della disco, basando questa funzione su un minimo comune denominatore: il rap.
Il party come inizio e fine del discorso, così come i pionieri dell’old school hip hop avevano sancito fin dalle origini di questa cultura.
Backshot, del resto, aveva già statuito “I’m the formula, you are the formula”, dando ad ogni fattore un ruolo all’interno della formula di base.
Ma oltre alla festa come punto d’incontro in questo esordio c’è dell’altro.
L’ironia cara alla narrazione afroamericana sposa simpatia e melodia partenopee ed il gioco è fatto.
Ed è normale che il caldo crei nella crew un punto di fuga, perché ognuno dei tre fa la cosa giusta, tra immaginazione e voglia di evadere.
I luoghi e le peculiarità della crisi in corso diventano, quindi, paradossi comici. “Gli oltranzisti della scena non sono capaci di guardare oltre gli stilemmi” è la risposta logica del combo a chi gli domanda se hanno paura delle critiche.
Paura, Clementino e Tayone non hanno niente da dimostrare.
Il primo, fin dai 13 Bastardi, ha fatto la storia dello stile hardocore nazionale, il secondo, col suo flow newyorkese, ha vinto qualsiasi competizione di freestyle italiana, il terzo è un turnabilst di fama mondiale, con spiccate dedizioni all’hard-bop di gusto.
Insieme prendono la tradizione, ne rintracciano gli elementi e li traslano in una dimensione in cui funk, clubbing, disco e french touch sono punti cardinali di un universo hip hop capace di solcare lo spartiacque verso questo millennio.
“Siamo figli e vittime della video-generation e dei tempi che viviamo” è la grande ammissione che tesse i fili di Afterparty. Open mind-Videomind ne è lo slogan che, oltre a riassumere le coordinate mentali e gli intenti del trio, ne palesa la transmedialità.
Il video come nemico e amico, l’immagine come forza e punto debole. Mondo reale e immagini virtuali creano personalità complesse che non possono sfuggire a se stesse ed alla contemporaneità.
Una dicotomia che si tramuta anche in dialogo fra analogico e digitale. Così musicisti di calibro (come Roy Paci, Federico Poggipollini, Alessio Manna e Patrick dei Casino Royale, e ancora Daniele Franzese e Davide Beatino) entrano in studio e i campionatori diventano parte di un’orchestra propria al 2010.
Il risultato è pop, o meglio, scava verso le radici fino a rintracciarne il seme nella parola “popolare”.
Ma forse il quotidiano, per di più ffrontato col sorriso sulle labbra, fa più paura di una tana da difendere. Peccato.
Si è ancora in fase di start-up e il disco potrebbe generare altri gap, album, mutanti e creature del futuro.
Le tre anime restano in strada e procedono verso l’immenso.
La storia continua…

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